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mercoledì 7 maggio 2014

il mio cammino particolare ...

La sera del 3 maggio ho iniziato il cammino, a piedi, verso Melilli. E' tradizione da queste parti fare tale cammino per sciogliere un voto. Arrivare a piedi a Melilli per la festa di San Sebastiano. La strada è lunga 24 km. Strada buia, silenziosa, in compagnia di tanti ma ... sola con te stessa. Non ho fatto alcun voto, non dovevo sciogliere nessuna promessa. Desideravo fare questo pellegrinaggio e l'ho fatto. Anche a Maggio 2013 l'ho fatto, era la prima volta. Alle 21,30 ho iniziato questo cammino solitario in mezzo ad altri. Quante emozioni! Torcia in mano, zaino in spalla e via. Il profumo della natura, la coperta di stelle, uno spicchio di luna. Girandomi osservo le luci della mia Catania.Le gambe vanno. Alle 23 arrivo a Villasmundo, finalmente le luci di paese. Una piccola sosta in chiesa e di nuovo in strada. Adesso inizia il tratto più duro .... discese, salite, curve ... silenzio. In lontananza l'abbaiare di un cane. Dagli alberi la voce di qualche gufo, si fa sentire il cinguettio di qualche uccellino insonne. E' ancora lunga la strada. Il freddo della notte mi avvolge. Vorrei pensare a tante cose ma la mente si rifiuta ... è libera la mente. C'è solo il silenzio. Un silenzio che non fa paura, un silenzio che ti guida. In lontananza altre luci ... la zona industriale ... Priolo ... Melilli. Stiamo arrivando, forse, ma no ancora c'è un bel pò di strada. La fatica si fa sentire ma si va avanti. Finalmente!!!! Ecco Melilli ... guardo l'orologio sono le 01,55 ... manca il tratto più duro ma veramente duro , però, il grosso è fatto. Che soddisfazione! Guardo indietro e vedo luci in lontananza, le ombre della natura, le salite ... quanta strada! Arrivata sul piazzale vedo tanta gente seduta a terra, sono stanchi ma sereni ... Aspettano che il portone della Basilica venga aperto, aspettano di vedere San Sebastiano per ringraziarlo ... per esternare la loro fede, il loro amore. E' commovente osservare. Ho sfidato me stessa, ho vinto. Non mi sono persa d'animo, ce l'ho fatta. ====================================================================================== Festa del patrono San Sebastiano Martire di Melilli (Siracusa). In suo onore i devoti, la notte tra il 3 e 4 Maggio, si recano in pellegrinaggio a piedi, da Carlentini, Lentini e altri comuni, sino a Melilli. La storia ci tramanda che alla fine dell'Aprile del 1414 una nave, proveniente dall'Adriatico, naufragò sull'isola Magnisi. Non ci furono vittime e i naufraghi attribuirono questo eccezionale accadimento alla statua di San Sebastiano, contenuta in una cassa trasportata nella nave, che si preoccuparono subito di raccogliere, non riuscendo però a sollevarla. La notizia dell'evento giunse presto al vescovo di Siracusa che, con il popolo in processione, si recò subito sul posto al fine di portare la statua presso la sede arcivescovile. La fama di questo miracoloso fatto giunse anche a Melilli il cui popolo, spinto da fede e da curiosità, si recò nel luogo in cui vi era la statua il 1° Maggio 1414. La leggenda tramanda che nel momento in cui si decideva presso quale dei paesi del siracusano la statua dovesse esser collocata, improvvisamente e miracolosamente il simulacro divenne pesante per tutti coloro che cercavano di sollevarlo tranne che per gli abitanti di Melilli i quali trasportarono il miracoloso Simulacro di San Sebastiano in processione fino al paese tra canti di gioia e inni religiosi. I festeggiamenti hanno inizio la sera del 3 maggio con la processione del reliquario in argento: un braccio che tiene in mano una freccia. La notte fra il 3 e 4 maggio, la piazza e il corso principale restano illuminati a giorno per accogliere i pellegrini che arrivano a piedi dai paesi vicini e che aspettano con trepidazione ed ansia l'apertura della chiesa, per manifestare il loro ringraziamento a San Sebastiano. Alle ore quattro in punto del 4 maggio, tra scampanio di campane e sparo di mortaretti viene aperta la Chiesa, nella quale si riversano i fedeli che gridano: "semu vinuti ri tantu luntanu. Primu diu e e Sam Mastianu". Verso le ore sei, correndo, arrivano dalla santa croce (località in cui si trova un'edicola votiva del Santo) i "nuri" di Melilli, uomini, donne e bambini vestiti di bianco con fazzoletto in testa, fascia rossa a tracolla e sui fianchi, un mazzo di fiori in mano, successivamente arrivano i "nuri" di Sortino e Solarino. Alle ore dieci si assiste alla trionfale uscita del fercolo, che viene portato in processione per le vie del centro storico. I festeggiamenti si concludono l'11 maggio, quando il simulacro di San Sebastiano, dopo aver percorso le vie della nuova zona di espansione, viene conservato nella basilica al grido "primu diu e sam mastianu". La festa di "maju" è anche per molti melillesi emigrati l'occasione di un ritorno alla loro terra natia Il Santo Patrono è solennemente celebrato il 20 gennaio, giorno del suo "dies natalis", quando, alle ore sei, si può assistere alla solenne SVELATA della statua taumaturgica, posta sull'altare maggiore. Il Santo rimane esposto alla venerazione dei fedeli per l'intero ottavario, per essere conservato, poi, nella sua nicchia fino al 4 maggio. Per maggiori informazioni: www.sansebastianomelilli.it - www.comunemelilli.it

venerdì 11 aprile 2014

Santuario - oratorio paleocristiano - Mater Adonai

Il santuario della Madonna dell'Adonai si trova nei pressi di Brucoli e fa parte della diocesi di Siracusa. In base ad antiche testimonianze, riprese anche da scrittori del XVI e XVII secolo, il santuario sarebbe un oratorio paleocristiano, come attesta l’epiteto ebraico della Madonna Mater Adonai, ovvero Madre del mio Signore. Lunedì 7 Aprile, l'ho fatto conoscere ai ragazzi, alle loro famiglie, alle catechiste della mia Parrocchia .... Che bella esperienza! L’oratorio venne fondato nella prima metà del III secolo da un cristiano di nome Publio, in uno degli ipogei costituiti dalle cosiddette grotte del Greco che, fin dal paleolitico, mostrano una marcata vocazione sacra. Inizialmente utilizzate come ipogei funebri, poi occupate dai Greci Megaresi come ricovero e luogo di sepoltura intorno al VII secolo a.C., durante la colonizzazione greca della Sicilia, quindi rifugio e luogo di culto dei cristiani perseguitati (250 d.C.). Si trattava dei fedeli della comunità di Leontinoi, oppressa dalla persecuzione di Decio e Valeriano. La più grande delle Grotte, trasformate dai Greci in una vera e propria necropoli, fu intitolata alla Mater Adonai. Le figure dipinte sullo sfondo risalgono al III secolo e furono realizzate da Sant'Agatone, vescovo di Lipari, che vi trovò rifugio insieme ai cristiani Lentinesi. L’immagine sacra della Vergine dell’Adonai è una Madonna Nera forse risalente al 1000 d.C. Tuttavia gli studiosi non sono riusciti finora a stabilire una datazione certa. La Madonna è raffigurata seduta su un serto di nuvole con in braccio il bambino che con la mano destra impugna una croce, mentre con la sinistra poggia il suo scettro sul mondo. Quanto alla tradizione delle vergini nere, nei primi tre secoli dell’era cristiana si aveva sempre più l’impressione che un’adorazione della Grande Dea potesse affermarsi come religione dominante dell’Impero Romano, che avrebbe incorporato addirittura i culti di Mithra e del Sol Invictus. Il culto della Grande Madre aveva dominato da Oriente a Occidente sotto un gran numero di nomi prima che gli Elleni arrivassero in Grecia o i Romani in Italia. In seguito, nonostante il formalismo dell’adorazione dell’imperatore e della religione ufficiale, un’ondata di devozione popolare la stava ormai riportando al ruolo preminente di cui aveva goduto prima dell’avvento della religione dell’Olimpo. Nel Cristianesimo, il principio femminile era rappresentato dalle Madonne nere. Man mano che il Cristianesimo si affermò, le grandiose statue di bronzo e di marmo delle divinità pagane vennero distrutte. Sopravvissero immagini domestiche più piccole oppure offerte votiva, nascoste nella terra, nelle fenditure delle rocce o dentro alberi cavi, specialmente nei luoghi di campagna più sperduti. Alcune andarono perdute, altre, forse, continuarono ad essere visitate come alberi e pietre mitologiche, molto tempo dopo che la loro vera natura era stata dimenticata. Le Vergini nere del cristianesimo vengono talora identificate con Iside, la Grande Madre, Cibele e Demetra. Si pensi infatti all’epiteto greco di Melaina (Μέλαινα), che talora si accompagna alle divinità femminili. Nel IV secolo, in seguito, all’editto di Costantino, la grotta-oratorio cadde in abbandono. Dell’oratorio di Mater Adonai si persero le tracce per circa un millennio, anche se continuò ad essere tramandato il ricordo di una grotta con un’immagine della Madonna, che nessuno aveva più ritrovato. Una delle ipotesi è che al tempo dell’invasione araba della Sicilia la grotta fosse stata nascosta per evitare che venisse distrutta. La riscoperta di questo luogo di culto si colloca tra il 1500 e il 1600. La leggenda attribuisce il fatto a un pastore che era entrato nella grotta per recuperare una mucca rimastavi intrappolata. Successivamente la Grotta fu allargata e davanti ad essa fu costruito un avancorpo in muratura. Accanto alla chiesetta nel 1600 fu edificato un piccolo convento dove un gruppo di soldati spagnoli, dopo aver rinunciato alla vita militare, fondò una comunità laica Il Rettore del Santuario è Padre Palmiro Prisutto. Se volete andare a conoscere il santuario potete contattarlo al numero 347 - 1979657 visitate il sito del Santuario: http://www.adonai.too.it/